Santuario della Vittoria storia PDF Stampa E-mail
santuario_vittoria_battagliaTra le notizie storiche di rilievo dobbiamo almeno ricordare che questa via, che da Genova attraverso Bolzaneto, Pontedecimo saliva da San Cipriano e Serra Riccò e dopo il passo del Pertuso rinominato Passo della Vittoria. Percorsa da commercianti, pellegrini ed eserciti, essa ha avuto un ruolo importante in pressoché tutte le guerre che hanno visto coinvolta la Liguria nell'età moderna da quella del 1625 fino all'insurrezione dell'aprile 1945.

Tra gli episodi di maggior rilievo la vittoria del 10 Maggio 1625 sulle armate del Duca di Savoia Carlo Emanuele I, che ha portato all'erezione, in segno di rendimento di grazie, dell'attuale Santuario di Nostra Signora della Vittoria.

Nel 1628 lo stesso Don Lucchini rinnovata la sua istanza, questa volta con esito positivo, e riuscì, grazie anche "alle elemosine dei buoni", ad erigere una chiesetta che misurava palmi 24x36 (circa 6 m. x 8) sul colle che sovrastava il passo.

Negli anni 1635-36 il nuovo rettore di Montanesi don Antonio Marcone, rivolse l'ennesima supplica al Senato per poter ingrandire la chiesetta, rivelatasi insufficiente ad accogliere i numerosi fedeli che venivano in pellegrinaggio alla Vittoria, specie in occasione della ben nota ricorrenza del 10 Maggio.

Richiamati dal bando due emeriti residenti in Valpolcevera (tali Simone Mortola e Baldassarre Carpaneto), e i Senato "poterono provvedere il rettore di una considerevole cifra grazie alla quale la chiesetta avrebbe dovuto diventare il coro del nuovo edificio a tre navate che in progetto misurava palmi 92x51 (circa 23 m. x 13). Ma i soldi terminarono prima del previsto ed il direttore dei lavori, accusato di frode, veniva arrestato e spedito in carcere a Genova: il santuario della Vittoria risultava ancora una volta incompleto

Don Serchio custode del Santuario riuscì anche a far concedere dal Papa l'indulgenza plenaria per il giorno 10 Maggio negli anni 1722 e 1799, indulgenza che venne rinnovata anche nel secolo successivo.

Grande era il concorso dei Pellegrinaggi di cui abbiamo le prime testimonianze scritte proprio in questi anni. Dalla Valle Scrivia alla Valpolcevera da Sant' Olcese, Serra Riccò, Pontedecimo, Campomorone, Ceranesi e Bolzaneto fino alla Val Bisagno, le parrocchie affluivano annualmente al santuario con grande concorso di popolo.

Il 13 Ottobre 1742 Don Serchio dovette però assistere al saccheggio del Santuario, ma soprattutto alla sua distruzione avvenuta nel corso della guerra con gli Austriaci nell'inverno tra il 1746 e 1747.


Il santuario di N.S. della Vittoria, che era il santuario più grande della Valpolcevera con le sue tre navate venne totalmente distrutto. Il 13 Giugno 1748, infine il Generale Nadasty, nuovo comandante dell'esercito Austriaco dopo la destituzione di Schullembourg, tentò per l'ultima volta di forzare i passi del Pertuso e della Bocchetta per scendere il Vallepolcevera, ma fu respinto dalla resistenza dei soldati genovesi (Reggimento Bembo) validamente sostenuti dalle milizie cittadine reclutate localmente.

Nel luglio 1998 presso il Santuario venne effettuata la rievocazione. Storica

Il Santuario non restò distrutto a lungo perché già nel 1749, il Serchio con il valido contributo di un maestro volontario, tal Gaetano Pedemonte poi detto il "Santo" che dedicò alla causa più di vent'anni della sua vita, presentò il nuovo progetto per la realizzazione di un Santuario più piccolo di quello esistente, date le ristrettezze dei tempi che imponevano un'enorme sforzo di ricostruzione delle chiese distrutte dagli invasori.