Santuario NS della Vittoria ricostruzione PDF Stampa E-mail
Don Nicolò Serchio Serchio grazie alla sua comprovata abilità riuscì ad ottenere cospicui finanziamenti tanto dall'Arcivescovo di Genova Mons. G. Saporiti, quanto da alcune famiglie patrizie genovesi quali i Brignole, i Cambiaso, i Durazzo e i Grimaldi.

Nel frattempo il Senato si pronunciò su segnalazione del Magistrato di Guerra, che manifestava preoccupazione per le maggiori dimensioni rispetto al progetto e soprattutto, per l'alto campanile che si stava costruendo il quale, avrebbe costituito una specie di fortezza da cui chiunque avrebbe potuto controllare un passo così importante. Per questo motivo nel 1751 venne fatta apporre una lapide nella quale si definiva il Santuario N.S. della Vittoria " cappella laicale " sotto la immediata protezione del Serenissimo Senato di Genova come da decreto del 18 Giugno 1749.

Con l'avvento di Napoleone, le cui truppe varcarono il passo della Vittoria nel 1800, i pellegrinaggi si diradarono, situazione creata dai tentativi dei Sindaci dei paesi vicini per screditare l'operato dei custodi del Santuario, più volte accusati di aver effettuato spese "malfatte" e di aver tenuto "conti mendaci". In verità i libri dei conti del santuario tra il 1809 e il 1821 risultavano molto imprecisi e incompleti per cui intervenne l'Arcivescovo emettendo il decreto 14.3.1821 in cui sanciva la separazione dell'amministrazione del santuario da quella della chiesa parrocchiale e l'istituzione di un consiglio i cui rappresentanti avrebbero dovuto essere scelti nelle parrocchie confinanti, analogamente a quanto già avveniva al Santuario della Guardia. Il decreto evidentemente non fu eseguito e finalmente dopo un secolo di lotta per l'autonomia il 20.8.1896 l'Arcivescovo Tommaso Reggio emetteva il decreto con il quale il Santuario N.S. della Vittoria era posto sotto la diretta dipendenza della Curia Arcivescovile, nella medesima occasione si concedeva in perpetuo il titolo di Rettore al Reverendo sacerdote Custode del Santuario.