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Campomorone è situato in val Verde, valle minore della val Polcevera, e fa parte della Comunità Montana Alta Val Polcevera[1]. Dista 19 chilometri da Genova.
Numerosi ritrovamenti di manufatti di varia natura, risalenti all'età del ferro, segnano la presenza dell'uomo in queste valli già in epoca preistorica.
In epoca romana, precisamente nel 148 a.C., fu costruita la Via Postumia ad opera del console dell'Impero Romano Postumio Albino. Già in epoca romana contese tra i Liguri Genuates e i Veiturii Langenses (abitanti dell'alta Val Polcevera) dominavano per queste valli, tanto da ricorrere nel 117 a.C. ad un intervento diretto del Senato di Roma.
Nel III secolo le prime incursioni barbariche portarono allo spopolamento del paese verso Genova, ma in seguito si ricominciò a ripopolare la zona facendo rifiorire l'attività agricola e riattivando le vie di comunicazione. Nel dominio bizantino sulla Liguria (intorno al 537) i paesi sulla via Postumia, quindi anche Campomorone, divennero presidi politico-militari. Purtroppo non esistono fonti storiche riguardo il Medioevo, lasciando nella storia del paese poche e sporadiche notizie, tra i quali le invasioni dei Saraceni nel IX e X secolo.
Nel 1163 in un documento scritto viene citato il toponimo Campomorone relativo alla vendita di terre e campi ad un console di Genova.
Nel XVI secolo Campomorone cominciò ad acquistare maggiore importanza sia politica, ma soprattutto economica. La Repubblica di Genova, divenuta nuova proprietaria del v llaggio già dal XII secolo, rese carreggiabile il percorso di fondovalle del Polcevera fino al passo della Bocchetta, inaugurando la nuova strada il 5 dicembre del 1583. In seguito fu costruito il Palazzo Pinelli, ora Palazzo Balbi e sede del municipio, mentre verso la fine del secolo era già operante l'attività estrattiva del marmo verde di Pietralavezzara. Nei locali della parrocchia di Santo Stefano di Larvego esiste un reperto antichissimo che contrasta con la credenza che l'estrazione del marmo (verde Polcevera) di Pietralavezzara, iniziò in epoca rinascimentale. Si tratta di un battistero in marmo verde ricavato da un blocco di alcuni quintali risalente all'XI secolo.
Nel XVII secolo fu costruita la Cappella di san Bernardo ampliando la preesistente Cappella di santa Caterina. L'edificio divenne punto di riferimento degli abitanti assorbendo parte degli uffici parrocchiali della Pieve di Langasco. Nel 1702 si inaugurò la Cappella di Nostra Signora della Misericordia ampliandone l'edificio.
Tra il 1746 e il 1747 il territorio subì l'invasione degli austriaci e molte frazioni di Campomorone vennero abbandonate dagli abitanti, tra cui Cravasco dove gli invasori saccheggiarono la chiesa portando via la campana, gli arredi, bruciando le carte e i documenti dell'archivio. Tra le varie distruzioni compiute dall'esercito austriaco si ricorda inoltre la devastazione della chiesa romanica di santo Stefano, dove fu lasciato in piedi soltanto il campanile.
Nel 1815 verrà inglobato nel Regno di Sardegna, così come stabilirà il Congresso di Vienna del 1814 anche per gli altri comuni della repubblica ligure, e successivamente nel Regno d'Italia dal 1861. Durante la Seconda guerra mondiale tanti furono i partigiani di queste valli che contribuirono con il loro sacrificio alla liberazione d'Italia.
Tratto da wikipedia.it
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